Dito medio a Trump: ciclista sfida il tycoon e la paga a caro prezzo…

Alza il dito al cielo contro Trump e perde il posto di lavoro. Punita severamente una ciclista.

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Dito medio a Trump
Dito medio a Trump e perde il posto di lavoro.

Non sfidare l’autorità di Donald Trump. Lo ha capito, a proprie spese, Juli Briskman, 50enne specializzata in marketing e comunicazione. Lavorava presso Akima, azienda contrattualmente legata alla Casa Bianca. Qual è il misfatto? Il dito medio a Trump, alzato mentre passava a bordo della propria auto. Gesto di ribellione pagato a caro prezzo.

Dito medio a Trump: scatto virale sul web

L’accaduto risale a fine ottobre. Trump transitava sul suo mezzo di scorta e, all’uscita dal golf club che possiede in Virginia, sfreccia davanti a Juli. Che, evidentemente infastidita, fa il dito medio a Trump. Pizzicata da un fotografo, lo scatto diventa virale, in men che non si dica. Scatenata l’ilarità del web, qualcuno ha persino suggerito di candidarla contro Trump alle prossime elezioni. Sorge spontaneo chiedersi cosa le sia passato nelle mente. Ce lo racconta lei, interpellata dall’Huffington Post: “Stavo pensando ai Daca che saranno cacciati via (i clandestini portati in Usa da piccoli, ndr), al ritiro degli spot per iscriversi all’Obamacare, al fatto che solo un terzo di Porto Rico ha elettricità mentre lui è di nuovo sul campo da golf”.

Dito medio a Trump: licenziata senza esitazioni

Ripresa di spalle, sarebbe stato impossibile riconoscerla. Ma la Briskman, forse ingenuamente, si è auto-identificata con i suoi datori di lavoro. Ma ha puntualizzato che non era in ufficio e non rappresentava in alcun modo la ditta. Attenuanti insufficienti per ottenere il perdono. Akima l’ha licenziata in tronco, reputando il dito medio a Trump una violazione al codice etico interno. Punizione esemplare spinta anche dai rapporti societari intrattenuti direttamente con il governo americano. “Atto osceno e scostumato” passibile di pena massima.

Dito medio a Trump: nessun pentimento

A poco sono valse le scuse presentate. Anche perché Julie ritiene derivi da una filosofia maschilista. La donna ha infatti fatto notare come un suo collega uomo abbia pubblicato sui suoi profili social critiche al vetriolo contro il tycoon. Eppure, ha preservato il posto di lavoro. Usati due pesi e due misure, insomma. Disuguaglianza nel trattamento apparso come una beffa. Nonostante ciò, la Briskman non si è affatto pentita del gesto. “In un certo senso non sono mai stata meglio – ha detto con aria di sfida -. Sono arrabbiata per la direzione del nostro Paese. Sono inorridita. È stata per me l’occasione per dire qualcosa”. E quando le hanno chiesto se rifarebbe di nuovo il dito medio a Trump, ha risposto senza tentennamenti: “Sì, lo rifarei subito”.

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