Salute e sanità, cresce il divario tra Nord e Sud

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Le formiche del Cardarelli, che nelle scorse settimane hanno tristemente acceso di nuovo i riflettori sulle difficoltà dei servizi sanitari a Napoli e in Campania, sono soltanto la punta dell’iceberg: la situazione della sanità – e di riflesso della salute dei cittadini – continua a essere critica in tutto il Meridione, con tutti gli indicatori che segnalano l’incremento della forbice di distanza con le regioni del Nord.

In Campania si vive meno

La conferma arriva dal rapporto “Osservasalute 2017 – Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane”, i cui risultati inchiodano in modo particolare la Campania sul fondo della classifica nazionale per una lunga serie di parametri, che si sintetizzano in un dato terribile: la speranza di vita di un cittadino che vive nella nostra regione è più bassa rispetto a quelle del resto d’Italia.

Bassa aspettativa di vita

Per la precisione, l’aspettativa media di vita degli italiani è stimata in 82,8 anni (più in dettaglio, 80,6 per gli uomini e 85,1 per le donne), ma in Campania le cose vanno decisamente peggio: qui infatti la media è di 80 anni, con gli uomini che addirittura si fermano a 78,3, mentre le donne arrivano a 82,8. In pratica, più di due anni in meno rispetto ad altre aree del Paese, e lontanissime dalle medie delle zone ai vertici della classifica (ad esempio Trento, dove l’aspettativa di vita media è di 83,5 anni).

Aumenta il divario territoriale nella sanità

Colpa, secondo quanto si legge nel documento, dell’aumento del divario territoriale tra Nord e Sud, che nel settore della sanità diventa ancora più sensibile, a causa di squilibri sono forti che cominciano anche dalle risorse disponibili, dalle condizioni di salute e dalla performance in generale delle strutture ospedaliere. Sempre per fare degli esempi concreti, i dati sulla spesa sanitaria pro capite confermano la disparità: la media nazionale è di 1.838 euro, ma mentre nella Provincia Autonomia di Bolzano si toccano i 2.255 euro, in Campania raggiunge appena i 1.726 euro, secondo risultato più basso d’Italia dopo la Calabria (inferiore di appena un euro in media). Ad allarmare però è anche un altro indicatore che riguarda la Campania: la nostra è infatti la regione dove più alta è l’incidenza della amenable mortality, ovvero dei decessi riconducibili ai servizi sanitari e considerati “prematuri; secondo l’Osservatorio nazionale, in 92 casi su centomila in Campania c’era la possibilità di evitare la morte del paziente in presenza di cure appropriate e tempestive. Ancora per fare un raffronto, la media nazionale è di 73 casi circa su centomila, vale a dire venti in meno rispetto alla situazione del nostro territorio.

Come difendersi dalla malasanità

Insomma, la Campania soffre ancora di malasanità, e con grande incidenza; oltre al dato sulla mortalità, infatti, non bisogna trascurare gli effetti meno gravi (per fortuna) che possono derivare da interventi intempestivi o inefficienti. Un quadro critico e complesso, che rischia di gettare nello sconforto i pazienti, che spesso si sentono anche in balia degli eventi e senza punti di riferimento: è per questo che si stanno diffondendo servizi di consulenza professionale come quelli offerti da PerSalute, che rispondono direttamente alla domanda “malasanità a chi rivolgersi“, accompagnando le vittime di questi episodi in tutto il percorso di accertamento delle responsabilità e delle modalità per ottenere giustizia.

 

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