Sicurezza in Rete, come superare l’anno nero

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Il Rapporto Clusit 2017 ha attribuito all’Italia un primato davvero poco invidiabile, inserendo il nostro Paese tra quelli maggiormente esposti al rischio di attacchi informatici e, di conseguenza, anche tra quelli più colpiti dagli hacker. In particolare, nel corso del 2016 si sono moltiplicati problemi come furti d’identità e di informazioni sensibili, epidemie di malware e ramsomware, danni ingenti ai computer dei privati e ai sistemi aziendali e così via.

Danni per 9 miliardi di euro

Secondo l’Eurispes, gli attacchi informatici causano alle sole imprese italiane danni quantificati in circa 9 miliardi di euro l’anno, con dati in crescita continua; quello che non cambia, almeno in generale, è l’attenzione delle stesse società nei confronti della sicurezza, che appare ancora un fattore trascurato. Gli investimenti nella sicurezza ICT sono sì saliti nell’ultimo anno, arrivando a sfiorare un miliardo di euro, ma la stragrande maggioranza della spesa (i tre quarti) resta concentrata tra le grandi imprese.È ancora nel Rapporto Clusit che si legge come “considerato il livello delle minacce attuali e il loro tasso di crescita, appare francamente sconcertante che in Italia si spenda un solo euro in Information Security (e solo una frazione di questa cifra per attività di cybersecurity) per ogni 66 euro spesi in ICT (pari cioè all’1,5% della spesa in ICT)”, a riprova di quanto sarebbe invece importante invertire la rotta. Insomma, per ora l’attenzione è tutta concentrata sul versante hardware – ambito in cui le innovazioni sono all’ordine del giorno, come dimostra anche l’ultima creazione di Intel, il processore i7-7700K di settima generazione – mentre invece la spesa per la sicurezza passa in secondo piano.

Una possibile soluzione

Il primo passo è proprio quello di rendersi conto della gravità della situazione e dei possibili effetti negativi che derivano dal sottovalutare i rischi della sicurezza, anche per gli utenti. Qualcosa comunque sta cambiando, anche grazie all’adozione ormai sempre più diffusa del protocollo HTTPS, il nuovo standard che dovrebbe tutelare le connessioni attraverso browser che, secondo recenti stime, è ormai diffuso in più del 50% del traffico Web mondiale.Questo tipo di strumento di certificazione contiene una particolare cifratura che consente agli utenti (e clienti di eCommerce) di possono trasmettere informazioni ed effettuare transazioni online in modo più protetto. In tale scenario, alcuni provider di servizi web, come in Italia Flamenetworks, offrono a chi desidera realizzare un sito web o rendere più sicuro il proprio portale l’acquisto di un certificato SSL, che garantisce una sessione di ancor più protetta e tutelata.

Cambiano le abitudini

Secondo GlobalSign, una quota superiore all’80% dei visitatori di un sito web abbandonerà una transazione o lasceranno il portale se notano che i propri dati vengono trasmessi tramite una connessione non sicura; inoltre, uno studio condotto da Blue Fountain ha messo in evidenza un altro fattore “comportamentale”, registrando un aumento medio del 42% delle conversioni dal momento in cui i siti hanno aggiunto il sigillo di fiducia. Le preoccupazioni degli utenti (e delle imprese stesse) restano legate in maniera prioritaria ad alcuni “allarmi”, e ovvero a pericoli come l’hacking, phishing, perdite di dati o la cessione a terzi dei propri dati sensibili; chi opera sul Web e in particolare nello shopping online, dunque, deve innanzitutto offrire certezze e creare un rapporto di fiducia con il visitatore, diventando trasparente e raggiungendo l’equilibrio per offrire transazioni sicure. L’obiettivo è di garantire la soddisfazione massima del cliente, senza mettere a repentaglio la sua sicurezza e la privacy e, allo stesso tempo, tutelare anche il proprio sito (e business) da possibili attacchi.

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