Uber: la fine di un impero?

La corte d'appello inglese condanna Uber. Rischia di sgretolarsi la startup.

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Uber rischia di saltare.

Rischia di rivelarsi un pesante fardello la sentenza contro Uber. Startup della mobilità già affermata in Italia, potrebbe rivedere i propri piani. Il Tribunale d’appello del lavoro di Londra ha infatti stabilito che deve garantire ai suoi autisti un salario minimo, ferie e riposi pagati. In sostanza, gran parte dei diritti riconosciuti ai lavoratori dipendenti. Rischia quindi di andare in fumo il modello economico dell’azienda, fondato sul principio che chi guida le sue auto nere sia un autonomo.

Uber: accolte le richieste degli autisti

La sentenza di primo grado viene confermata anche nell’appello, presentato davanti alla corte londinesi. Ad avanzare reclami due “workers”, una categoria inquadrabile giuridicamente a metà tra  l’autonomo e il dipendente. Che da quest’ultima eredita parte dei diritti. A ogni modo, Uber è ancora salva, poiché la sentenza non è immediatamente applicativa a livello nazionale. Verosimilmente, molti dei 50mila drivers le faranno causa. E in quel caso diverrebbe estremamente difficoltoso ricavare profitti nel Regno Unito. Gli autisti di altri Paesi europei potrebbero accodarsi ai loro colleghi, avanzando identiche rivendicazioni. La startup americana ha annunciato nel frattempo che presenterà ricorso, magari alla Corte d’Appello oppure direttamente alla Corte Suprema inglese.

Uber: guai legali

Uber ha sempre definito autonomi i guidatori delle sue auto nere. Naturale evoluzione digitale degli autisti che da decenni operano nel Regno Unito. Figura assimilabile, nel contesto italiano, ai Ncc, ovvero i servizi di Noleggio con conducente. D’altra parte possono stabilire come e quando prestare servizio. “La maggior parte dei tassisti e degli autisti di noleggio privato sono stati considerati, per decenni, lavoratori autonomi, molto prima che la nostra app esistesse”, dice Tom Elvidge, general manager di Uber nel Regno Unito. “Nel corso degli ultimi anni abbiamo migliorato la nostra app per garantire agli autisti un maggiore controllo”. Pensiero non condiviso dalla giustizia inglese, secondo cui Uber fissa tempi e luoghi di lavoro, attraverso l’algoritmo che mette in contatto passeggeri e autisti.

Uber: freno a Londra

Tale questione ha un impatto sull’intero business della gig-economy. L’economia dei lavoretti, insomma. A cominciare dai fattorini delle consegne a domicilio. Battaglia legale portata avanti da Uber insieme a quella con l’Autorità per i Trasporti di Londra. Che ha deciso di non rinnovare la licenza, citando la mancanza di trasparenza e gli scarsi controlli sugli autisti. Il blocco è sospeso in attesa dell’esito del ricorso presentato da Uber e potrebbero passare diversi mesi.

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